La Storia - Ex Allievi Istituto Rossi di Vicenza

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La Storia

Gli Ex Allievi

Tutto è iniziato in quel lontano 5 marzo 1883 ......


Illustre Senatore,
gli ultimi giorni di collegio ci sono fonte di innumerevoli emozioni. L'abbandono del luogo, dove vivemmo per cinque anni col solo pensiero dello studio, la prospettiva di un avvenire che ci viene lietamente rappresentate dalle più care speranze, il prossimo tirocinio pratico che ci renderà atti a guadagnarci il primo pane, ci danno argomento a mille pensieri, i quali si affollano con grande vivacità nelle nostre giovani menti! E più che tutto sentiamo di aver ad adempiere un obbligo, un dovere sacrosanto verso Colui che primo con sublime slancio di generosità e di amor patrio contribuì a formarci giovani amanti del lavoro, utili a noi stessi e, vogliamo sperare, alla nostra Italia.Né la nostra gratitudine e il nostro rispetto verso un tant'uomo sono prodotti solo per l'istituzione del luogo ove fummo educati: chè di tanto altro bene gli siamo debitori per quei consigli i quali in diverse occasioni si degnò di suggerirci; consigli di cui noi faremo certamente tesoro e che terremo per guida sicura nella nostra carriera. Ora sappiamo come altrimenti dimostrarle l'affetto che a Lei ci lega, se non col prometterle una savia condotta accompagnata da uno studio severo affine di ottenere dai nostri futuri superiori quella approvazione di cui Ella ci ha tante volte parlato. E' piccola cosa in verità la nostra promessa: ma fatta a Lei che amiamo ed onoriamo tanto, ci sarà per tutta la vita vincolo indissolubile e sacro.E siccome Ella ebbe talvolta a ricordarci l'esempio delle scuole di Francia, così noi credemmo di far cosa a Lei grata ed a noi utile formando una Società degli ex-alunni della Scuola Industriale di Vicenza simile alla Società Francese degli Anciens-eleves autrice di savie pubblicazioni e dispensiera di opportuni soccorsi.Avremmo voluto inviarle colla presente una copia dello Statuto, ma non essendo ancora stampato, ci riserviamo di mandargliela appena lo potremo; intanto siamo costretti a supplire a questa mancanza presentandole la copia dell'atto costitutivo.Accetti, Illustre Signore, con la solita sua benevolenza l'espressione dei nostri più affettuosi sentimenti e ci perdoni se, obbedendo all'impulso del cuore, abbiamo avuto l'audacia di scriverle.


Gli alunni del IV Corso Normale

Gli alunni del IV Corso Normale
Giovanni Bas , Ferruccio Busnelli, Felice Carretta, Andrea Colferai, Pietro Colferai, Oddone Crico, Antonio Giacometti, Giacomo Pedezzi, Antonio Righetto, Pietro Rigoni, Gio. Battista Tasca, Antonio Liberto, Attilio Trentin, Giovanni Zamparo.


Schio 7 Marzo 1883

Ai diciotto allievi del IV ed ultimo Corso Normale della Scuola Industriale di Vicenza


I
l fermo proposito di porre in pratica i principi e le cose apprese nel quinquennio, le vostre promesse all'Italia, i sentimenti affettuosi che traspirano dalla lettera che mi scriveste ora siete per abbandonare il Collegio, sono pegni novelli e come complementari che mi offrite della vostra riuscita futura.Io me ne rallegro e ve ne lodo poiché siamo a tempi picchè mai necessitasi di sentire forte e modesto come si conviene a giovani che imprendono la carriera del lavoro; carriera degna anzi gloriosa ma alla quale non si arriva se non coll'abnegazione, colla fatica, colla perseveranza.Recandovi dopo Pasqua tutti e diciotto ai diversi posti assegnativi per libera vostra elezione, Voi tornerete alla Scuola quel tanto che valga a farvi sostenere gli esami finali nel p.v. Agosto. Allora non avrete a presentare ai vostri Superiori un programma dalle grandi prerogative, ma con quest'una: che uscite dalla Scuola Industriale di Vicenza; la patente medesima cioè che hanno gli Allievi della scuola di Chalons e simili in Francia. Poiché la nostra non piglia qualità da nessun altra in Italia né alcun'altra mette nell'ombra, come quella che dai suoi banchi vi porta diritti alla presentazione del salario, al primo pane, come meglio non vi potreste esprimere. Gli è quindi il vostro un diploma nuovo, che si produce per la prima volta da noi, beneviso però, anzi confortato dallo stesso Governo. Voi diciotto costituite la prima squadra, siete gli allievi primogeniti della Scuola, e dalla riuscita vostra, che è la sola fonte di merito che la Giunta e i Professori hanno voluto curare, dipende il giudizio del pubblico, dipendono l'approvazione, il plauso della Città e della patronato del Ministero, che è cotanto sollecito dell'incremento dell'istruzione tecnica professionale. Le fondate speranze che mi lasciate nell'animo anche in questa circostanza io le ho anticipate, tanto ne ero sicuro, a S.E. il Ministro dell'agricoltura, industria e commercio in nome vostro. Io vi seguirò con occhio attento come di padre, e ognuno di voi che faccia il dover suo può contare sulla mia costante benevolenza.Rispondendo qui al vostro indirizzo ne traggo occasione a porgervi qualche estremo avvertimento. Nel pigliare il vostro posto, ognuno di voi nelle rispettive officine, potrà avvalersi il caso che abbia a parere per taluno dover diventare ufficio principale quello che alla scuola non fu secondario: il lavoro manuale; e quindi il confondersi col semplice operaio. Parrà al contrario ad alcun altro che le ore dell'officina passate alla Scuola siano come perdute. Taluno che si attende forse alla soluzione frequente di teoremi meccanici appresi alla Scuola potrà trovarsi invece per qualche mese assoggettato a manualità di puro ordine di contabilità od anche semplicemente disciplinari. Non vi perdete d'animo, o giovani; gli è che non si presentano altrimenti gl'inizi della vostra carriera, meno per qualche predilezione della sorte. Ve ne parlo da esperto maestro, prima su di me stesso quando avevo la vostra età, poi come testimonio delle pene e delle confidenze di tanti valorosi giovani che poi sono divenuti miei collaboratori. Non vi sgomentino dunque tali evenienze perché servono a far germogliare in certa guisa le radici dell'avvenire. Non fu altrimenti il provare e il riprovare dei sommi inventori, che lo spirito d'iniziativa, come si usa dire, coll'analisi si perfeziona. Anche nelle campagne di guerra non si dà ogni giorno una battaglia, bensì i fatti campali vennero sempre da lunga mano preparati.Imparaste già che tutti quasi i più celebri industriali ebbero umili origini; imparaste altresì che nessuna specie di lavoro per sé onesto abbassa il carattere. Il lavoro anzi solleva e raffina il carattere e mantiene inoltre giovane il sentimento, e chi, come voi, del lavoro conosce la genesi e ne ha studiato le applicazioni, lo considera e lo pratica da più alto, da più utile aspetto. Voi fortunati che mail il valore personale, dell'intelletto e del cuore, non trovò aperte in libera terra qual è la cara nostra patria, le vie della vittoria come al presente! Ora siete in grado di comprendere e lo sarete ancor più nell'avvenire, come a disporvi alle lotte, che sono compagne inseparabili della vita, vi abbia giovato mirabilmente il convitto. La parola onesta o franca del Direttore, le lezioni dei professori ingegneri che hanno come voi maneggiato il martello e la lima; le vostre conversazioni ricreative, le ore dedicate alla coltura; la disciplina stessa e l'amor dell'orario; tutto questo rivolto al medesimo obbiettivo vi ha in certa guisa disposto e fatto prelibare gli ambienti nei quali avrete a trovarvi. Colla necessità di dedicare 4 ore al giorno alla officina, il Convitto era già per sé qui, come lo è in Francia, una condizione indispensabile della riuscita della Scuola. Di più da noi occorreva supplire alle condizioni del reclutamento disadatte al ramo speciale d'istruzione; occorreva armonizzare insieme differenti classi sociali. Sovra tutti però contesti vantaggi del Convitto a me piace dar risalto a quelli dell'educazione particolare che Vi ho enumerati perché come ebbi altre volte a ripetervi saranno, almeno in sulle prime, le vostre qualità morali, sia nell'officina, sia fuori di essa, quelle che potranno esercitare una influenza più benefica, più salutare sulla vostra carriera che non le stesse cognizioni apprese, che poi ne saranno il fondamento.Non lo dimenticate; è ancora un esperto che velo dice: sobrietà e dignità di condotta, rispetto sincero ai futuri vostri Capi, affabilità cogli operai; ecco la vostra regola. Pensare a vivere come se, piantati in mezzo alla natura vergine, doveste tutto attendere da voi medesimi; parlare ed agire al tempo stesso gentili e scambievoli colla società nella quale andate fermare il vostro posto.Voi mi annunciate che, prima di separarvi, avete deciso di fondare una Società degli Ex-alunni della Scuola Industriale di Vicenza simile a quella degli "Anciens eleves" delle scuole di Francia.E' codesta una rivoluzione altamente lodevole; essa significa l'esercizio di un fratellevole patronato degli Allievi che escono, ed usciranno dalla Scuola, sovra gli Allievi che seguono poi. E voi ne costituite la prima squadra. La società degli Ex-alunni sia il suggello dei vostri propositi, il vessillo spiegato del lavoro nazionale, il giuramento d'onore, il vincolo della solidarietà.Attendo che mi rimettiate lo Statuto come mi promettete e gradite ch'io contribuisca alle spese di primo impianto con Lire 300, e finisco coll'augurarvi ora e sempre ogni bene.


Alessandro Rossi


 
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